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Un testimone di giustizia vittima di uno Stato ingrato
Pino Masciari: UN MORTO CHE CAMMINA.
Noi non lo lasceremo solo. Mai!


Pino Masciari: un morto che cammina. Non lasciamolo solo!
Questo spazio del sito si arricchirà giorno dopo giorno di contributi, anche audio e video, su tutto ciò che riguarda Pino.
Presto apriremo anche un blog, sul quale Pino scriverà periodicamente.

24 maggio 2007
Condannato il magistrato Damiani, denunciato da Pino Masciari per comitato d'affari.
TANGENTI. ALTO MAGISTRATO CONDANNATO DEFINITIVAMENTE A 3 ANNI

- Vibo Valentia, 24 mag. – Dopo circa 20 anni si è concluso il processo contro l’alto magistrato Saverio Damiani, intentato nei suoi confronti dall’ex imprenditore vibonese, Giuseppe Masciari, adesso testimone di giustizia. Chiamato a rispondere di concussione, la suprema Corte di Cassazione oggi lo ha condannato a 3 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a 62mila euro e ad un risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede. Secondo le accuse di Masciari, Damiani all’epoca dei fatti, magistrato presso il Tar Calabria, negli anni 88 -89, avrebbe preteso una tangente del 6% sui lavori da lui nelle Serre vibonesi da dividere con un comitato d’affari in cui vi erano politici, malavitosi, pezzi delle istituzioni. Dopo quelle accuse Damiani venne trasferito e nominato nominato presidente del Tar Campania, Lazio fino a quando nel 2001 il governo Berlusconi non lo nominò Consigliere di Stato. Oltre a questa percentuale, l’imprenditore veniva continuamente vessato dalle cosche di quasi tutta la Calabria con attentati e richieste di tangenti, , fin quando un giorno non incontrò un giovane maresciallo dei carabinieri, Nazzareno Lopreato, attuale comandante della stazione di Vibo, a cui denunciò tutte le angherie subite e che lo costrinsero a chiudere a chiudere l’impresa che occupava oltre 100 operai. Ammesso al sistema di protezione in una località del Nord e definito dal procuratore antimafia Vigna, uno dei più importanti testimoni di giustizia, molto spesso è stato costretto a protestare in quanto, secondo le sue denunce, non gli veniva consentito di assistere alle udienze dei numerosi processi dai lui intentati e che vedono alla sbarra numerosi capi ‘ndrina, molti sono stati già condannati. Ma la sentenza più attesa era quella odierna. In una occasione è stato scortato dai ragazzi di Libera, mentre ultimamente si è lagnato per non aver potuto presenziare ad un processo che si sta tenendo presso il tribunale di Crotone, altre volte ha lanciato il grido di “attenti alle prescrizioni”.

Mazzetta per una sentenza: giudice condannato in via definitiva per concussione. Articolo

 


da "La Gazzetta del Sud" del 24 maggio 2007

Ping-pong tra legge 44 e 45 per l'ex imprenditore dal '97 testimone di giustizia
Normativa antiracket, Pino Masciari da ben otto anni aspetta di definire la pratica
di Marialucia Conistabile

C'è chi, come Bruno Fuduli, aspetta da due anni di poter accedere al fondo di solidarietà e a un mutuo agevolato, previsti dalle norme antiracket e c'è chi, come Pino Masciari e la moglie Marisa Salerno, una risposta la attendono da ben otto anni.
Storie complesse e sofferte; storie di testimoni di giustizia prima annientati da racket e usurai e poi praticamente "mollati" dallo Stato.
Per Bruno Fuduli assicurazioni ne sono arrivate lunedì direttamente dal commissario straordinario antiracket, prefetto Raffaele Lauro e dal sottosegretario all'Interno, Ettore Rosato. Fuduli – ex imprenditore del settore marmo il cui nome è legato a una delle più importanti operazioni contro il narcotraffico (la Decollo) per la quale è stato anche infiltrato tra i narcos colombiani delle Auc per conto delle forze di polizia – protestava a Lamezia e poi a Vibo, ma nessuno gli aveva detto che la sua pratica era stata accolta da circa una settimana. Nessuna notizia invece per l'ex imprenditore Masciari e per la moglie dentista, "segregati" dall'ottobre del '97 in una località che una volta è stata anche protetta, ma che oggi non lo è più. L'unica notizia ricevuta da Masciari in queste ore riguarda il rinvio dell'udienza davanti alla Corte d'Appello di uno dei processi sorti a seguito dell'inchiesta scattata dopo le sue dichiarazioni; coinvolge venti imputati, quasi tutti del Vibonese. Di questi, sei sono stati condannati in primo grado, sei prosciolti per prescrizione dei reati e i rimanenti assolti. Masciari, che tramite il suo legale, avv. Maria Claudia Conidi, si è costituito parte civile ha proposto appello.
Dell'istanza presentata in base alla normativa antiracket il testimone di giustizia e la moglie non ne sanno nulla. All'epoca l'istanza (presentata in base alla legge 44) fu sospesa e la soluzione della vicenda bypassata attraverso la legge 45, senza però risolvere nulla. Morale della favola a otto anni di distanza Masciari – che a Serra San Bruno faceva l'imprenditore edile con appalti in tutta la regione – e la moglie medico dentista, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. Grazie alla riapertura dei termini il legale che li segue per l'aspetto patrimoniale presenterà la domanda chiedendone l'istruzione secondo la normativa antiracket e le direttive del Comitato.
Ma, al di là della questione finanziaria il vero problema della famiglia del testimone di giustizia riguarda la sicurezza. «Sono stato accusato di aver fatto vedere il mio volto durante la trasmissione Report – commenta Pino Masciari – e quindi mi si vuole addebitare di aver messo a repentaglio la nostra tutela quando poi è dal '98 che i miei bambini sono iscritti a scuola con il loro vero nome e cognome, quando poi una multa che mi è stata elevata con l'autovelox nella località protetta è stata trasmessa senza alcun problema a Serra San Bruno e poi da lì, attraverso i Nop, mi è stata recapitata nella località in cui ci troviamo. Tutti hanno visto da dove arrivava e dove era diretta – aggiunge – ma il problema era soltanto di farmela pagare e certamente non di tutelare la nostra sicurezza». E dopo aver ribadito il «ricatto sulla sicurezza» che alle spalle della sua famiglia si è consumato in tutti questi anni, l'ex imprenditore aggiunge: «Non ci hanno fatti vivere. La mafia ha la memoria lunga ma lo Stato dimentica facilmente. Mio figlio non sa correre perché è cresciuto quasi in un regime di prigionia, come tutti noi. Civilmente siamo morti, ci togliessero fisicamente davanti così si risolverebbero tutti i problemi. Io nel frattempo ho depositato un dossier da un notaio di fiducia».
 

da "La Gazzetta del Sud" del 16 maggio 2007
Vibo. L’avv. Conidi denuncia la situazione
Manca l’auto blindata:
Masciari costretto a saltare il processo

Marialucia Conistabile

VIBO VALENTIA
L’auto blindata manca e Pino Masciari, ex imprenditore di Serra San Bruno dal ‘97 testimone di giustizia, è costretto a non partecipare all’udienza del processo
davanti al Tribunale di Crotone nonostante, come parte civile, avesse il diritto di esserci.
A rendere nota l’ennesima “non partenza” del testimone (al quale è stato revocato il programma di protezione con delibera impugnata davanti al Tar del Lazio) è il suo avvocato Maria Claudia Conidi in una lettera alla Commissione parlamentare antimafia (on. Forgione), al Comitato testi (on. Napoli), al ministro dell’Interno Amato e alla Commissione centrale (on. Minniti).
La penalista racconta le ultime difficoltà vissute da Masciari il quale aveva da tempo comunicato al Nop (Nucleo operativo di protezione) la data e la volontà di volervi partecipare.
I problemi sono esplosi però alla vigilia del processo (ore 16,30) quando gli è stato comunicato che avrebbe dovuto viaggiare su un’autovettura non blindata. Da qui il suo rifiuto per non mettere a repentaglio la sua vita e quella della scorta. La storia col passare delle ore è così diventata grottesca: alle 21,30 gli è stata prospettata la possibilità di intraprendere il viaggio di notte «nel tentativo già di per se inutile di farlo presenziare all’udienza fissata per il giorno successivo, pur nella consapevolezza – scrive l’avv. Conidi – che in termini di tempo si sarebbe impiegato 12-14 ore di viaggio», ma nella stessa notte la partenza è stata differita all’una o alle due del mattino. Morale della favola Pino Masciari a Crotone non è mai arrivato. «Il tutto ha dell’as - surdo – prosegue la Conidi – e, afferendo alla vita di una persona così tragicamente provata dalla vita, si tinge di note fortemente negative perché suona come vera e propria presa in giro, laddove si ravvisa palese l’improponibilità della situazione che avrebbe del grottesco se non fosse inerente a una vicenda vissuta nella più assoluta solitudine e amarezza».
 


15 MAGGIO, DALL'AVVOCATO DI PINO MACIARI RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

. ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA – On F. Forgione

· AL COMITATO TESTI – On Angela Napoli

· AL MINISTERO DEGLI INTERNI – On G.Amato

· ALLA COMMISSIONE C.le ex art.10 L. 82/91- On. Marco Minniti

OGGETTO: Testimone di Giustizia Masciari Giuseppe.

Quale legale di fiducia del sig. Masciari Giuseppe,testimone di giustizia,nato a Catanzaro il 5/02/1959, con la presente esplicito, nell’interesse dello stesso,  quanto di seguito.

E’ ormai ben nota la situazione in cui versa il Masciari,testimone di giustizia,al quale è stato revocato il programma di protezione con delibera impugnata dinanzi il TAR del Lazio, per ragioni comunque connesse allo spirito di ciò che si rappresenta,ma l’aver divulgato via etere all’attenzione della massa le sue attuali e trascorse vicissitudini di uomo abbandonato dalle Istituzioni,non ha evidentemente giovato a richiamare al dovere chi dovrebbe adoperarsi ancora oggi attivamente alla tutela della sua sicurezza.

Mi riferisco al sistema tutorio legato ai suoi spostamenti per incombenti giudiziari cui ,quale p.c.,il Masciari ha diritto di assistere personalmente, oltre che attraverso il proprio procuratore che scrive-

Le difficoltà che di volta in volta si antepongono al teste nella fase volta al trasporto dello stesso in Calabria, non fanno altro che demotivare e impedire sempre di più il mio cliente a essere presente dove la giustizia intenderebbe chiamarlo-

Nessuno più di lui può sapere i fatti che di volta in volta si richiamano e si evidenziano nei processi penali nati dalle sue stesse dichiarazioni che,se pur oramai agli atti,sono sempre costantemente bersaglio di attacchi delegittimanti da parte di una attiva e valida schiera di difensori di imputati alla sbarra per le accuse del testimone ,persone già attinte da sentenze di condanna per reati di cui al 416 bis c.p. e connessi.-

E’ accaduto infatti,per come mi ha riferito il teste di giustizia,che nell’ultima e purtroppo ennesima occasione in cui lo stesso aveva richiesto di poter partecipare personalmente all’udienza,(Trib. Crotone proc. c/Scerbo + altri fatti di cui al 416 bis + altro)a chi di competenza e dunque addetto alla sua tutela,sarebbe mancato il mezzo adeguato per trasportarlo in Calabria,poiché autovettura non blindata.

Lo stesso quindi si è rifiutato, a dette condizioni, di viaggiare per portarsi in aula e ciò per non mettere a repentaglio la propria vita unitamente a quella dei suoi accompagnatori -

Il tutto accadeva verso le ore 16,30 del giorno 10 maggio 2007,ovvero alla vigilia della celebrazione del procedimento,in cui vi è stata la requisitoria del PM e la discussione della sottoscritta quale p.c. –

In tarda serata intorno alle ore 21,30 , sempre dello stesso giorno, è accaduto che sia stata prospettata al Masciari la possibilità di intraprendere il viaggio di notte nel tentativo già di per se inutile di farlo presenziare all’udienza fissata per il giorno successivo, pur nella consapevolezza che in termini di tempo si sarebbe impiegato 12-14 ore di viaggio per una distanza di circa 1.200 km. Ma poi, sempre nel cuore della notte stessa,è stata differita la partenza per problemi non meglio compresi a notte fonda( 1 o 2 del mattino-)

E’ ovvio quale sia stata la decisione del teste ,che,turbato per l’ennesimo abuso, violenza privata, mancanza di riguardo per la propria persona e per lo sconcerto del gesto, che a questo punto è apparso di mera facciata, è stato colto da malessere diffuso-

Il tutto ha dell’assurdo e, afferendo alla vita di una persona così tragicamente provata dalla vita,si tinge di note fortemente negative perché suona come vera e propria presa in giro,laddove si ravvisa palese l’improponibilità della situazione che ,si ripete,avrebbe del grottesco,se non inerisse a una vicenda vissuta nella più assoluta solitudine e amarezza.-

Tale circostanza si evidenzia, per mero dovere di coscienza, per far capire come, nonostante il disappunto manifestato anche pubblicamente in TV, a discapito della riservatezza di cui il testimone dovrebbe ammantarsi per ovvie ragioni di convenienza, lo Stato, continui a trattare la situazione con inidoneità e assoluto senso di approssimazione o indifferenza.

Ci si assume la responsabilità di ciò che si asserisce, credendo fermamente in ciò che è stato rappresentato dal Masciari a chi scrive, nella certezza più assoluta che ciò corrisponda al vero.

Del resto il Masciari ha sempre dimostrato la fondatezza di ciò che ha detto ,sia pur amaramente e questa sarebbe l’ennesima volta che lo stesso,purtroppo per lui e per tutti,avrebbe disgraziatamente ragione.

Si esternano fiduciosi ossequi.
15 maggio 2007

F.to Avv. M. Claudia Conidi

 


Nota riassuntiva delle richieste di condanna della D.D.A. di Catanzaro, Pm dott.ssa Marisa Manzini, al processo di Crotone, inviata al testimone di giustizia Giuseppe Masciari dall’avv. M.Claudia Conidi di  Parte Civile.

Processo c/Scerbo + altri -Udienza 11/5/2007 situazione -

All'odierna udienza dinanzi il Tribunale di Crotone,prima della chiusura del dibattimento ho prerso la parola per chiedere l'acquisizione ex art.507 -234 c.p.p.delle due sentenze emesse l'una nel procedimento di Vibo a carico di Vallelunga Damiano + altri e l'altra a carico di Damiani Saverio del Trbunale di Roma-Inoltre ho chiesto che il Tribunale dichiarasse sospesi i termini di prescrizione per i periodi intercorsi nei rinvii determinati da causa ascrivibile agli imputati o ai loro difensori per come prevede la Legge ex Cirielli che ha modificato l'art. 157 c.p.p.-

Poi il PM nella persona della dott.ssa Marisa Manzini ha esposto la requisitoria -Queste le richieste di pena:

Scerbo Pietro-responsabile dei capi 1-5-6-9-(estorsione e 416 bis c.p.)-anni 16 di reclusione -Mentre per i capi 2-3-4- n.l.p.(non luogo a procedere)per intervenuta prescrizione(violenza privata)-Trapasso Giovanni responsabile per i capi 1-9-n.l.p. per i capi 2-3-4- per interv. prescriz. assoluzione per i capi 5-6- per non aver commesso il fatto-12 ani di reclusione

Arena Nicola:responsabile per il capo 1 -n.d.p. per i capi 2-3-4- per interv. prescriz.-assoluz. per i capi 5-6- per non aver commesso il fatto-9 anni di recl. + 6.000 euro di multa

N.D.P. per Cossari Salvatore -Napolitano Cesare -Battaglia Luciano-Scarpino Mario per interv. prescriz-

Vallelunga Salvatore classe '61:condanna al capo 1 -8 anni di reclusione + 5000 euro di multa-n.d.p. per interv. prescr. per i capi 2-3-4-assoluzione per non aver copmmesso il fatto peri il resto-

Vallelunga Damiano:responsabile del capo 1-8 anni di reclusione + 5000 euro di multa-assoluzione per non aver commesso il fatto per il resto;

Vallelunga Antonio -condanna per il capo 1 alla reclusione di 8 anni + 5000 euro di multa-assol. per non aver commesso il fatto per il resto;

Vallelunga Cosimo-Condanna per il capo 1 a 8 anni di reclusione + 5000 euro di multa;-ass. per il resto

Vallelunga Rocco-Condanna per il capo 1 1a 7 anni di reclusione  e euro 4000 di multa; ass. per il resto;

Vallelunga Giovanni:condanna per il capo 1  a 7 ani di reclusione e 4000 euro di multa ass. per il resto

Franzè Cosimo :condanna per il capo 1 a 7 annni di reclusione e euro 4000 di multa;ass. per il resto-

Vallelunga Salvatore classe '59:condanna per il capo 1 a 8 anni di reclusione e euro 4000 di multa-ass. per il resto-

Poi ho concluso io.Prima oralmente ,poi depositando le conclusioni per iscritto che ti invio in allegato- Questo è quanto-

 


CHI E' PINO MASCIARI
Pino MasciariParlare bene di Pino Masciari sarebbe troppo facile e potrebbe sembrare un giudizio soggettivo, così lasceremo che a raccontare l’imprenditore Giuseppe Masciari siano i documenti ufficiali; nello specifico abbiamo scelto il testo descrittivo contenuto nel documento XXIII 16-bis della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalita` organizzata Mafiosa o similare – XIV legislatura – Senato della Repubblica – Camera dei deputati.
Non credo faremo torto ad alcuno se ci limitiamo a sottolineare date e dati. Il documento originale lo potete sempre consultare per completezza di informazione...e per verificare come le "disattenzioni" di Stato nei confronti del Masciari e della sua famiglia siano oggetto di denuncia da ormai troppi anni.


“Il signor Masciari e` un imprenditore edile di Serra San Bruno (VV) che fu sottoposto al programma speciale di protezione previsto per i testimoni, in data 18 ottobre 1997, poiché esposto a rischio concreto a seguito della decisione di rendere testimonianza all’Autorità giudiziaria in ordine alle richieste estorsive di cui era fatto bersaglio. Il signor Masciari ha raccontato di essere iscritto sin dal 1983 alla Camera di commercio e di avere ottenuto nel 1984 l’iscrizione all’Albo nazionale costruttori per varie categorie di lavori; nel 1985 iniziò l'attività in proprio, nel settore degli appalti pubblici, con l’impresa individuale «Masciari Costruzioni».
Nel 1988 divenne amministratore della societa` in accomandita semplice «Masciari Francesco sas», nata per trasformazione dell’impresa individuale del padre all’atto della sua morte; la «Masciari Francesco sas» operava nel settore degli appalti privati, nonche´ nel settore della costruzione e della commercializzazione di immobili. Da subito il Masciari dovette fare i conti con le pressanti richieste estorsive che gli provenivano dall’agguerrita criminalità organizzata, nonché da parte di pubblici amministratori locali (in sede di audizione dell’11 novembre 2004 ha dichiarato che le richieste estorsive avanzate dai criminali erano pari al 3% dell’importo del lavoro, quelle avanzate da appartenenti al settore politico-amministrativo erano pari al 6% dell’importo dei lavori). Il Masciari racconta di aver riferito all’Autorità giudiziaria ed alle Forze dell'ordine delle intimidazioni e delle richieste estorsive ricevute, ricevendo in cambio solo consigli sull’opportunità di non esporsi con la denuncia dei fatti, per gli eccessivi rischi cui conseguentemente sarebbe stata esposta tutta la famiglia (il Masciari ed i suoi otto fratelli).
A partire dal 1990, Masciari tentò di sottrarsi alle pretese dei politici, ma non tardarono ripercussioni con pregiudizievoli effetti di natura economica sulle sue aziende; gli stati di avanzamento dei lavori gli venivano pagati, infatti, con notevoli ritardi ed a ciò si aggiunsero le difficoltà frapposte dalle banche nella concessione del credito. Le difficoltà economiche cui si trovava esposto lo costrinsero a ricorrere al prestito usurario e nel 1992 decise di non corrispondere più alle richieste estorsive avanzate dalla criminalità organizzata locale; ciò causò una lunga serie di conseguenze che giunsero a sconvolgere la vita dell'intera famiglia (furti, incendi, danneggiamenti a danno dei mezzi di lavoro, minacce personali, telefonate minatorie, colpi d’arma da fuoco, fino al ferimento del fratello, avvenuto nel mese di aprile del 1993).
Nel mese di settembre 1994 licenziò gli ultimi 58 dipendenti ed il 22 novembre 1994 presentò la sua prima denuncia formale al Comando stazione carabinieri di Serra San Bruno. Le ritorsioni, conseguite quasi naturalmente alla decisione di sottrarsi al giogo delle estorsioni e di denunciare gli autori di tali azioni, determinarono lo stato di dissesto delle imprese ed il fallimento dell’impresa «Masciari Costruzioni», avvenuto nell’ottobre 1996 per un passivo accertato di 134 milioni di lire, a fronte di contratti di appalto stipulati per un valore di 25 miliardi di lire. In merito alla procedura fallimentare, è opportuno riferire che la DDA di Catanzaro – dottor Bianchi e dottor D'Agostino –, con note inviate nel 1997 e nel 2000 alla Commissione centrale ed al giudice delegato al fallimento del Tribunale di Vibo Valentia, ha affermato l'esistenza di rapporto di causalità tra le vicende estorsive cui è stato soggetto Masciari e lo stato di dissesto finanziario che ha condotto alla sentenza dichiarativa di fallimento. Nella memoria integrativa presentata in data 15 dicembre 2004, il Masciari riporta la relazione redatta dal sostituto Procuratore della Repubblica DDA di Catanzaro, dottor Luciano D'Agostino nella quale si legge, in ordine allo stato di insolvenza, che (...) ciò è avvenuto sulla iniziale richiesta e maggiori pressioni di un creditore, Tassone Antonio, legato alla famiglia dei «Viperari» (...) è chiaro, quindi, che il tutto è stato ordito dalla famiglia «Vallelunga», poiché il Masciari (...) non ha voluto più sottostare al sistema di ricatto (...) i motivi dello stato di insolvenza non sono ascrivibili allo stesso neanche a titolo di colpa (...). Le dichiarazioni testimoniali rilasciate da Giuseppe Masciari confluirono in numerosi procedimenti penali, aperti presso diverse Procure del territorio; in ordine allo stato di tali procedimenti, dal verbale della Commissione centrale ex articolo 10, legge 15 marzo 1991, n. 82, del 27 ottobre 2004 si evince che: per i procedimenti penali nei quali Masciari risulta parte offesa – contrassegnati dai numeri 359/98, 368/97, 432/97, 91/96 e 10/99, riuniti in fase di udienza preliminare – risulta emesso il decreto che dispone il giudizio dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia; in particolare, nella requisitoria del pubblico ministero nel procedimento n. 359/98 si attesta che l'impianto probatorio posto a base della richiesta di condanna si fonda sulle dichiarazioni del Masciari; il Masciari risulta, altresì, persona offesa costituitasi parte civile nei processi nn. 963/98 e 1060/99 per i delitti di estorsione aggravata nei confronti di 16 persone, in corso dinanzi al Tribunale di Crotone; il Masciari ha, altresì, reso dichiarazioni nel procedimento n. 47931/00, definito con sentenza del Tribunale di Roma, sez. X, in data 8 aprile 2003, che ha riconosciuto il risarcimento dei danni in favore del Masciari, costituito parte civile. Complessivamente, come riportato nella memoria integrativa presentata il 15 dicembre scorso, a seguito delle denunce del Masciari sono state rinviate a giudizio 42 persone, tra cui un magistrato amministrativo, nei confronti delle quali sono stati instaurati 6 procedimenti nei quali il Masciari risulta parte offesa e si è costituito parte civile. Dagli atti della Commissione centrale prodotti dal Masciari si rileva il giudizio di forte attendibilità e credibilità che l’Autorità giudiziaria dà del Masciari. Le esigenze di sicurezza, determinate dal crescente e concreto pericolo cui si trovava esposto il Masciari determinarono, nell’ottobre 1997, l’applicazione del programma speciale di protezione nei riguardi dell’intero nucleo familiare…(dalla commissione d’inchiesta al senato)”.

 

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