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Questo spazio del sito si arricchirà giorno dopo giorno di contributi,
anche audio e video, su tutto ciò che riguarda Pino.
Presto apriremo anche un blog, sul quale Pino scriverà periodicamente.
24 maggio 2007
Condannato il magistrato Damiani, denunciato da Pino Masciari per
comitato d'affari.
TANGENTI. ALTO
MAGISTRATO CONDANNATO DEFINITIVAMENTE A 3 ANNI
- Vibo Valentia, 24 mag. – Dopo circa 20 anni si è
concluso il processo contro l’alto magistrato Saverio Damiani, intentato
nei suoi confronti dall’ex imprenditore vibonese, Giuseppe Masciari,
adesso testimone di giustizia. Chiamato a rispondere di concussione,
la suprema Corte di Cassazione oggi lo ha condannato a 3 anni di carcere
e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a 62mila euro e
ad un risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede. Secondo le
accuse di Masciari, Damiani all’epoca dei fatti, magistrato presso il
Tar Calabria, negli anni 88 -89, avrebbe preteso una tangente del 6% sui
lavori da lui nelle Serre vibonesi da dividere con un comitato d’affari
in cui vi erano politici, malavitosi, pezzi delle istituzioni. Dopo
quelle accuse Damiani venne trasferito e nominato nominato presidente
del Tar Campania, Lazio fino a quando nel 2001 il governo Berlusconi non
lo nominò Consigliere di Stato. Oltre a questa percentuale,
l’imprenditore veniva continuamente vessato dalle cosche di quasi tutta
la Calabria con attentati e richieste di tangenti, , fin quando un
giorno non incontrò un giovane maresciallo dei carabinieri, Nazzareno
Lopreato, attuale comandante della stazione di Vibo, a cui denunciò
tutte le angherie subite e che lo costrinsero a chiudere a chiudere
l’impresa che occupava oltre 100 operai. Ammesso al sistema di
protezione in una località del Nord e definito dal procuratore antimafia
Vigna, uno dei più importanti testimoni di giustizia, molto spesso è
stato costretto a protestare in quanto, secondo le sue denunce, non gli
veniva consentito di assistere alle udienze dei numerosi processi dai
lui intentati e che vedono alla sbarra numerosi capi ‘ndrina, molti sono
stati già condannati. Ma la sentenza più attesa era quella odierna. In
una occasione è stato scortato dai ragazzi di Libera, mentre ultimamente
si è lagnato per non aver potuto presenziare ad un processo che si sta
tenendo presso il tribunale di Crotone, altre volte ha lanciato il grido
di “attenti alle prescrizioni”.

da "La Gazzetta del Sud" del
24 maggio 2007
Ping-pong tra legge 44 e 45 per l'ex imprenditore dal '97 testimone
di giustizia
Normativa antiracket,
Pino Masciari da ben otto anni aspetta di definire la pratica
di Marialucia Conistabile
C'è chi, come Bruno Fuduli, aspetta da due anni di poter accedere al
fondo di solidarietà e a un mutuo agevolato, previsti dalle norme
antiracket e c'è chi, come Pino Masciari e la moglie Marisa Salerno,
una risposta la attendono da ben otto anni.
Storie complesse e sofferte; storie di testimoni di giustizia prima
annientati da racket e usurai e poi praticamente "mollati" dallo
Stato.
Per Bruno Fuduli assicurazioni ne sono arrivate lunedì direttamente
dal commissario straordinario antiracket, prefetto Raffaele Lauro e
dal sottosegretario all'Interno, Ettore Rosato. Fuduli – ex
imprenditore del settore marmo il cui nome è legato a una delle più
importanti operazioni contro il narcotraffico (la Decollo) per la
quale è stato anche infiltrato tra i narcos colombiani delle Auc per
conto delle forze di polizia – protestava a Lamezia e poi a Vibo, ma
nessuno gli aveva detto che la sua pratica era stata accolta da circa
una settimana. Nessuna notizia invece per l'ex imprenditore Masciari e
per la moglie dentista, "segregati" dall'ottobre del '97 in una
località che una volta è stata anche protetta, ma che oggi non lo è
più. L'unica notizia ricevuta da Masciari in queste ore riguarda il
rinvio dell'udienza davanti alla Corte d'Appello di uno dei processi
sorti a seguito dell'inchiesta scattata dopo le sue dichiarazioni;
coinvolge venti imputati, quasi tutti del Vibonese. Di questi, sei
sono stati condannati in primo grado, sei prosciolti per prescrizione
dei reati e i rimanenti assolti. Masciari, che tramite il suo legale,
avv. Maria Claudia Conidi, si è costituito parte civile ha proposto
appello.
Dell'istanza presentata in base alla normativa antiracket il testimone
di giustizia e la moglie non ne sanno nulla. All'epoca l'istanza
(presentata in base alla legge 44) fu sospesa e la soluzione della
vicenda bypassata attraverso la legge 45, senza però risolvere nulla.
Morale della favola a otto anni di distanza Masciari – che a Serra San
Bruno faceva l'imprenditore edile con appalti in tutta la regione – e
la moglie medico dentista, si sono ritrovati con un pugno di mosche in
mano. Grazie alla riapertura dei termini il legale che li segue per
l'aspetto patrimoniale presenterà la domanda chiedendone l'istruzione
secondo la normativa antiracket e le direttive del Comitato.
Ma, al di là della questione finanziaria il vero problema della
famiglia del testimone di giustizia riguarda la sicurezza. «Sono stato
accusato di aver fatto vedere il mio volto durante la trasmissione
Report – commenta Pino Masciari – e quindi mi si vuole addebitare di
aver messo a repentaglio la nostra tutela quando poi è dal '98 che i
miei bambini sono iscritti a scuola con il loro vero nome e cognome,
quando poi una multa che mi è stata elevata con l'autovelox nella
località protetta è stata trasmessa senza alcun problema a Serra San
Bruno e poi da lì, attraverso i Nop, mi è stata recapitata nella
località in cui ci troviamo. Tutti hanno visto da dove arrivava e dove
era diretta – aggiunge – ma il problema era soltanto di farmela pagare
e certamente non di tutelare la nostra sicurezza». E dopo aver
ribadito il «ricatto sulla sicurezza» che alle spalle della sua
famiglia si è consumato in tutti questi anni, l'ex imprenditore
aggiunge: «Non ci hanno fatti vivere. La mafia ha la memoria lunga ma
lo Stato dimentica facilmente. Mio figlio non sa correre perché è
cresciuto quasi in un regime di prigionia, come tutti noi. Civilmente
siamo morti, ci togliessero fisicamente davanti così si risolverebbero
tutti i problemi. Io nel frattempo ho depositato un dossier da un
notaio di fiducia».
da "La Gazzetta del Sud" del 16 maggio 2007
Vibo. L’avv. Conidi denuncia la situazione
Manca l’auto blindata:
Masciari costretto a saltare il processo
Marialucia Conistabile
VIBO VALENTIA
L’auto blindata manca e Pino Masciari, ex imprenditore di Serra San
Bruno dal ‘97 testimone di giustizia, è costretto a non partecipare
all’udienza del processo
davanti al Tribunale di Crotone nonostante, come parte civile, avesse il
diritto di esserci.
A rendere nota l’ennesima “non partenza” del testimone (al quale è stato
revocato il programma di protezione con delibera impugnata davanti al
Tar del Lazio) è il suo avvocato Maria Claudia Conidi in una lettera
alla Commissione parlamentare antimafia (on. Forgione), al Comitato
testi (on. Napoli), al ministro dell’Interno Amato e alla Commissione
centrale (on. Minniti).
La penalista racconta le ultime difficoltà vissute da Masciari il quale
aveva da tempo comunicato al Nop (Nucleo operativo di protezione) la
data e la volontà di volervi partecipare.
I problemi sono esplosi però alla vigilia del processo (ore 16,30)
quando gli è stato comunicato che avrebbe dovuto viaggiare su
un’autovettura non blindata. Da qui il suo rifiuto per non mettere a
repentaglio la sua vita e quella della scorta. La storia col passare
delle ore è così diventata grottesca: alle 21,30 gli è stata prospettata
la possibilità di intraprendere il viaggio di notte «nel tentativo già
di per se inutile di farlo presenziare all’udienza fissata per il giorno
successivo, pur nella consapevolezza – scrive l’avv. Conidi – che in
termini di tempo si sarebbe impiegato 12-14 ore di viaggio», ma nella
stessa notte la partenza è stata differita all’una o alle due del
mattino. Morale della favola Pino Masciari a Crotone non è mai arrivato.
«Il tutto ha dell’as - surdo – prosegue la Conidi – e, afferendo alla
vita di una persona così tragicamente provata dalla vita, si tinge di
note fortemente negative perché suona come vera e propria presa in giro,
laddove si ravvisa palese l’improponibilità della situazione che avrebbe
del grottesco se non fosse inerente a una vicenda vissuta nella più
assoluta solitudine e amarezza».
15 MAGGIO,
DALL'AVVOCATO DI PINO MACIARI RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
. ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA – On F. Forgione
· AL COMITATO TESTI – On Angela Napoli
· AL MINISTERO DEGLI INTERNI – On G.Amato
· ALLA COMMISSIONE C.le ex art.10 L. 82/91- On. Marco Minniti
OGGETTO: Testimone di Giustizia Masciari Giuseppe.
Quale legale di fiducia del sig. Masciari Giuseppe,testimone di
giustizia,nato a Catanzaro il 5/02/1959, con la presente esplicito,
nell’interesse dello stesso, quanto di seguito.
E’ ormai ben nota la situazione in cui versa il Masciari,testimone di
giustizia,al quale è stato revocato il programma di protezione con
delibera impugnata dinanzi il TAR del Lazio, per ragioni comunque
connesse allo spirito di ciò che si rappresenta,ma l’aver divulgato via
etere all’attenzione della massa le sue attuali e trascorse
vicissitudini di uomo abbandonato dalle Istituzioni,non ha evidentemente
giovato a richiamare al dovere chi dovrebbe adoperarsi ancora oggi
attivamente alla tutela della sua sicurezza.
Mi riferisco al sistema tutorio legato ai suoi spostamenti per
incombenti giudiziari cui ,quale p.c.,il Masciari ha diritto di
assistere personalmente, oltre che attraverso il proprio procuratore che
scrive-
Le difficoltà che di volta in volta si antepongono al teste nella fase
volta al trasporto dello stesso in Calabria, non fanno altro che
demotivare e impedire sempre di più il mio cliente a essere presente
dove la giustizia intenderebbe chiamarlo-
Nessuno più di lui può sapere i fatti che di volta in volta si
richiamano e si evidenziano nei processi penali nati dalle sue stesse
dichiarazioni che,se pur oramai agli atti,sono sempre costantemente
bersaglio di attacchi delegittimanti da parte di una attiva e valida
schiera di difensori di imputati alla sbarra per le accuse del testimone
,persone già attinte da sentenze di condanna per reati di cui al 416 bis
c.p. e connessi.-
E’ accaduto infatti,per come mi ha riferito il teste di giustizia,che
nell’ultima e purtroppo ennesima occasione in cui lo stesso aveva
richiesto di poter partecipare personalmente all’udienza,(Trib. Crotone
proc. c/Scerbo + altri fatti di cui al 416 bis + altro)a chi di
competenza e dunque addetto alla sua tutela,sarebbe mancato il mezzo
adeguato per trasportarlo in Calabria,poiché autovettura non blindata.
Lo stesso quindi si è rifiutato, a dette condizioni, di viaggiare per
portarsi in aula e ciò per non mettere a repentaglio la propria vita
unitamente a quella dei suoi accompagnatori -
Il tutto accadeva verso le ore 16,30 del giorno 10 maggio 2007,ovvero
alla vigilia della celebrazione del procedimento,in cui vi è stata la
requisitoria del PM e la discussione della sottoscritta quale p.c. –
In tarda serata intorno alle ore 21,30 , sempre dello stesso giorno, è
accaduto che sia stata prospettata al Masciari la possibilità di
intraprendere il viaggio di notte nel tentativo già di per se inutile di
farlo presenziare all’udienza fissata per il giorno successivo, pur
nella consapevolezza che in termini di tempo si sarebbe impiegato 12-14
ore di viaggio per una distanza di circa 1.200 km. Ma poi, sempre nel
cuore della notte stessa,è stata differita la partenza per problemi non
meglio compresi a notte fonda( 1 o 2 del mattino-)
E’ ovvio quale sia stata la decisione del teste ,che,turbato per
l’ennesimo abuso, violenza privata, mancanza di riguardo per la propria
persona e per lo sconcerto del gesto, che a questo punto è apparso di
mera facciata, è stato colto da malessere diffuso-
Il tutto ha dell’assurdo e, afferendo alla vita di una persona così
tragicamente provata dalla vita,si tinge di note fortemente negative
perché suona come vera e propria presa in giro,laddove si ravvisa palese
l’improponibilità della situazione che ,si ripete,avrebbe del
grottesco,se non inerisse a una vicenda vissuta nella più assoluta
solitudine e amarezza.-
Tale circostanza si evidenzia, per mero dovere di coscienza, per far
capire come, nonostante il disappunto manifestato anche pubblicamente in
TV, a discapito della riservatezza di cui il testimone dovrebbe
ammantarsi per ovvie ragioni di convenienza, lo Stato, continui a
trattare la situazione con inidoneità e assoluto senso di
approssimazione o indifferenza.
Ci si assume la responsabilità di ciò che si asserisce, credendo
fermamente in ciò che è stato rappresentato dal Masciari a chi scrive,
nella certezza più assoluta che ciò corrisponda al vero.
Del resto il Masciari ha sempre dimostrato la fondatezza di ciò che ha
detto ,sia pur amaramente e questa sarebbe l’ennesima volta che lo
stesso,purtroppo per lui e per tutti,avrebbe disgraziatamente ragione.
Si esternano fiduciosi ossequi.
15 maggio 2007
F.to Avv. M. Claudia Conidi
Nota riassuntiva delle
richieste di condanna della D.D.A. di Catanzaro, Pm dott.ssa Marisa
Manzini, al processo di Crotone, inviata al testimone di giustizia
Giuseppe Masciari dall’avv. M.Claudia Conidi di Parte Civile.
Processo c/Scerbo +
altri -Udienza 11/5/2007 situazione -
All'odierna udienza
dinanzi il Tribunale di Crotone,prima della chiusura del dibattimento ho
prerso la parola per chiedere l'acquisizione ex art.507 -234 c.p.p.delle
due sentenze emesse l'una nel procedimento di Vibo a carico di
Vallelunga Damiano + altri e l'altra a carico di Damiani Saverio del
Trbunale di Roma-Inoltre ho chiesto che il Tribunale dichiarasse sospesi
i termini di prescrizione per i periodi intercorsi nei rinvii
determinati da causa ascrivibile agli imputati o ai loro difensori per
come prevede la Legge ex Cirielli che ha modificato l'art. 157 c.p.p.-
Poi il PM nella persona
della dott.ssa Marisa Manzini ha esposto la requisitoria -Queste le
richieste di pena:
Scerbo
Pietro-responsabile dei capi 1-5-6-9-(estorsione e 416 bis c.p.)-anni 16
di reclusione -Mentre per i capi 2-3-4- n.l.p.(non luogo a procedere)per
intervenuta prescrizione(violenza privata)-Trapasso Giovanni
responsabile per i capi 1-9-n.l.p. per i capi 2-3-4- per interv.
prescriz. assoluzione per i capi 5-6- per non aver commesso il fatto-12
ani di reclusione
Arena
Nicola:responsabile per il capo 1 -n.d.p. per i capi 2-3-4- per interv.
prescriz.-assoluz. per i capi 5-6- per non aver commesso il fatto-9 anni
di recl. + 6.000 euro di multa
N.D.P. per Cossari
Salvatore -Napolitano Cesare -Battaglia Luciano-Scarpino Mario per
interv. prescriz-
Vallelunga Salvatore
classe '61:condanna al capo 1 -8 anni di reclusione + 5000 euro di
multa-n.d.p. per interv. prescr. per i capi 2-3-4-assoluzione per non
aver copmmesso il fatto peri il resto-
Vallelunga
Damiano:responsabile del capo 1-8 anni di reclusione + 5000 euro di
multa-assoluzione per non aver commesso il fatto per il resto;
Vallelunga Antonio
-condanna per il capo 1 alla reclusione di 8 anni + 5000 euro di
multa-assol. per non aver commesso il fatto per il resto;
Vallelunga
Cosimo-Condanna per il capo 1 a 8 anni di reclusione + 5000 euro di
multa;-ass. per il resto
Vallelunga
Rocco-Condanna per il capo 1 1a 7 anni di reclusione e euro 4000 di
multa; ass. per il resto;
Vallelunga
Giovanni:condanna per il capo 1 a 7 ani di reclusione e 4000 euro di
multa ass. per il resto
Franzè Cosimo :condanna
per il capo 1 a 7 annni di reclusione e euro 4000 di multa;ass. per il
resto-
Vallelunga Salvatore
classe '59:condanna per il capo 1 a 8 anni di reclusione e euro 4000 di
multa-ass. per il resto-
Poi ho concluso io.Prima
oralmente ,poi depositando le conclusioni per iscritto che ti invio in
allegato- Questo è quanto-
CHI E' PINO MASCIARI
Parlare
bene di Pino Masciari sarebbe troppo facile e potrebbe sembrare un
giudizio soggettivo, così lasceremo che a raccontare l’imprenditore
Giuseppe Masciari siano i documenti ufficiali; nello specifico abbiamo
scelto il testo descrittivo contenuto nel documento XXIII 16-bis della
Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalita`
organizzata Mafiosa o similare – XIV legislatura – Senato della
Repubblica – Camera dei deputati.
Non credo faremo torto ad alcuno se ci limitiamo a sottolineare date e
dati. Il documento originale lo potete sempre consultare per completezza
di informazione...e per verificare come le "disattenzioni" di Stato nei
confronti del Masciari e della sua famiglia siano oggetto di denuncia da
ormai troppi anni.
“Il signor Masciari e` un imprenditore edile di Serra San Bruno (VV) che
fu sottoposto al programma speciale di protezione previsto per i
testimoni, in data 18 ottobre 1997, poiché esposto a rischio
concreto a seguito della decisione di rendere testimonianza all’Autorità
giudiziaria in ordine alle richieste estorsive di cui era fatto
bersaglio. Il signor Masciari ha raccontato di essere iscritto sin dal
1983 alla Camera di commercio e di avere ottenuto nel 1984 l’iscrizione
all’Albo nazionale costruttori per varie categorie di lavori; nel 1985
iniziò l'attività in proprio, nel settore degli appalti pubblici, con
l’impresa individuale «Masciari Costruzioni».
Nel 1988 divenne amministratore della societa` in accomandita semplice «Masciari
Francesco sas», nata per trasformazione dell’impresa individuale del
padre all’atto della sua morte; la «Masciari Francesco sas» operava nel
settore degli appalti privati, nonche´ nel settore della costruzione e
della commercializzazione di immobili. Da subito il Masciari dovette
fare i conti con le pressanti richieste estorsive che gli provenivano
dall’agguerrita criminalità organizzata, nonché da parte di pubblici
amministratori locali (in sede di audizione dell’11 novembre 2004
ha dichiarato che le richieste estorsive avanzate dai criminali erano
pari al 3% dell’importo del lavoro, quelle avanzate da appartenenti al
settore politico-amministrativo erano pari al 6% dell’importo dei
lavori). Il Masciari racconta di aver riferito all’Autorità giudiziaria
ed alle Forze dell'ordine delle intimidazioni e delle richieste
estorsive ricevute, ricevendo in cambio solo consigli sull’opportunità
di non esporsi con la denuncia dei fatti, per gli eccessivi rischi cui
conseguentemente sarebbe stata esposta tutta la famiglia (il Masciari ed
i suoi otto fratelli).
A partire dal 1990, Masciari tentò di sottrarsi alle pretese dei
politici, ma non tardarono ripercussioni con pregiudizievoli effetti di
natura economica sulle sue aziende; gli stati di avanzamento dei lavori
gli venivano pagati, infatti, con notevoli ritardi ed a ciò si
aggiunsero le difficoltà frapposte dalle banche nella concessione del
credito. Le difficoltà economiche cui si trovava esposto lo costrinsero
a ricorrere al prestito usurario e nel 1992 decise di non corrispondere
più alle richieste estorsive avanzate dalla criminalità organizzata
locale; ciò causò una lunga serie di conseguenze che giunsero a
sconvolgere la vita dell'intera famiglia (furti, incendi, danneggiamenti
a danno dei mezzi di lavoro, minacce personali, telefonate minatorie,
colpi d’arma da fuoco, fino al ferimento del fratello, avvenuto nel mese
di aprile del 1993).
Nel mese di settembre 1994 licenziò gli ultimi 58 dipendenti ed
il 22 novembre 1994 presentò la sua prima denuncia formale al Comando
stazione carabinieri di Serra San Bruno. Le ritorsioni, conseguite quasi
naturalmente alla decisione di sottrarsi al giogo delle estorsioni e di
denunciare gli autori di tali azioni, determinarono lo stato di dissesto
delle imprese ed il fallimento dell’impresa «Masciari Costruzioni»,
avvenuto nell’ottobre 1996 per un passivo accertato di 134 milioni
di lire, a fronte di contratti di appalto stipulati per un valore di 25
miliardi di lire. In merito alla procedura fallimentare, è opportuno
riferire che la DDA di Catanzaro – dottor Bianchi e dottor D'Agostino –,
con note inviate nel 1997 e nel 2000 alla Commissione centrale ed al
giudice delegato al fallimento del Tribunale di Vibo Valentia, ha
affermato l'esistenza di rapporto di causalità tra le vicende estorsive
cui è stato soggetto Masciari e lo stato di dissesto finanziario che ha
condotto alla sentenza dichiarativa di fallimento. Nella memoria
integrativa presentata in data 15 dicembre 2004, il Masciari riporta la
relazione redatta dal sostituto Procuratore della Repubblica DDA di
Catanzaro, dottor Luciano D'Agostino nella quale si legge, in ordine
allo stato di insolvenza, che (...) ciò è avvenuto sulla iniziale
richiesta e maggiori pressioni di un creditore, Tassone Antonio, legato
alla famiglia dei «Viperari» (...) è chiaro, quindi, che il tutto è
stato ordito dalla famiglia «Vallelunga», poiché il Masciari (...) non
ha voluto più sottostare al sistema di ricatto (...) i motivi dello
stato di insolvenza non sono ascrivibili allo stesso neanche a titolo di
colpa (...). Le dichiarazioni testimoniali rilasciate da Giuseppe
Masciari confluirono in numerosi procedimenti penali, aperti presso
diverse Procure del territorio; in ordine allo stato di tali
procedimenti, dal verbale della Commissione centrale ex articolo 10,
legge 15 marzo 1991, n. 82, del 27 ottobre 2004 si evince che: per i
procedimenti penali nei quali Masciari risulta parte offesa –
contrassegnati dai numeri 359/98, 368/97, 432/97, 91/96 e 10/99, riuniti
in fase di udienza preliminare – risulta emesso il decreto che dispone
il giudizio dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia; in particolare, nella
requisitoria del pubblico ministero nel procedimento n. 359/98 si
attesta che l'impianto probatorio posto a base della richiesta di
condanna si fonda sulle dichiarazioni del Masciari; il Masciari risulta,
altresì, persona offesa costituitasi parte civile nei processi nn.
963/98 e 1060/99 per i delitti di estorsione aggravata nei confronti di
16 persone, in corso dinanzi al Tribunale di Crotone; il Masciari ha,
altresì, reso dichiarazioni nel procedimento n. 47931/00, definito con
sentenza del Tribunale di Roma, sez. X, in data 8 aprile 2003, che ha
riconosciuto il risarcimento dei danni in favore del Masciari,
costituito parte civile. Complessivamente, come riportato nella memoria
integrativa presentata il 15 dicembre scorso, a seguito delle denunce
del Masciari sono state rinviate a giudizio 42 persone, tra cui un
magistrato amministrativo, nei confronti delle quali sono stati
instaurati 6 procedimenti nei quali il Masciari risulta parte offesa e
si è costituito parte civile. Dagli atti della Commissione centrale
prodotti dal Masciari si rileva il giudizio di forte attendibilità e
credibilità che l’Autorità giudiziaria dà del Masciari. Le esigenze di
sicurezza, determinate dal crescente e concreto pericolo cui si trovava
esposto il Masciari determinarono, nell’ottobre 1997, l’applicazione del
programma speciale di protezione nei riguardi dell’intero nucleo
familiare…(dalla commissione d’inchiesta al senato)”.
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